martedì 31 luglio 2018

Falling leaves


L'unico problema dello stare meglio è che la mente comincia a schiarirsi. Meno dolore, meno confusione, più lucidità.
I pensieri tornano nel loro ordine confortante, tutti in fila come soldatini, e non è una cosa bella.

C'è un angolo viscoso e ribollente della sua mente, buio come una cantina, nero come il catrame.
Ci si potrebbe quasi sentire di casa: ci cammina dritto in mezzo, affondato fino alla vita in una melma conosciuta fatta di ricordi, parole, fatti.

Si ritrova a pensare ad una bottiglia di whiskey. Il sapore sulle labbra si confonde con il sangue e con quel vecchio sentore di polvere che non ha nulla a che fare con la sabbia desertica che spira per i vicoli della città.

Se potessi trovare il modo di tenere fede alle mie promesse, lo farei.

Sente ancora la stretta del mostro alla caviglia, ogni tanto il mondo nei suoi sogni si tinge di un viola  cupo, interrotto da ombre minacciose e senza forma.
Qualche volta maledice l'istinto di sopravvivenza e la cosa gli fa paura.

 La voce dell'avvocato è monotona, quasi rassegnata, quando gli snocciola davanti varie proposte che ascolta con un orecchio solo.

"Ti devo chiedere una cosa."
"..."
"Dille che mi dispiace. Non doveva finire così."

Brendan Scott accoglie il senso di colpa come un vecchio amico e si lascia appassire, come una foglia caduta.




mercoledì 16 maggio 2018

Taste of freedom

Di cosa sa la libertà?

Di molte cose.


La libertà ha il profumo dei fiori nel parco di Groundwater quando Flora, libera e felice, si decide a festeggiare la primavera e tutto il parcheggio sotterraneo sa di promesse.
Ha il sapore del sangue di eroi disposti a sacrificarsi affinché nulla sia perduto.

E' il rumore di una scarica di proiettili e di pugni che impattano contro gli zigomi.
E' il dolore acuto di ferite tenute a bada da sedativi, è il fastidio di un interrogatorio.

Libertà è il suono di voci familiari, abbracci, risate, sa del metallo che ricopre il suo corpo quando innalza lo scudo.


Libertà è anche il sapore delicato del tè amaro che sorseggia dopo aver parlato a lungo ed essersi guardato intorno, alla Base, osservando facce nuove e sconosciute.
Facce speranzose, facce decise, facce volitive.
La libertà è tutti loro, nei comunicati, nel coraggio di chi si espone e si squarcia per proteggere i propri compagni.

Libertà è scelta. 
Non è un chip, non un'etichetta, nemmeno un nome.
E' scegliere di essere. Come essere, quando, perchè.



Ma libertà è anche altre cose.
E' una ragnatela di legacci sottili, fatti di sentimenti leggeri come l'aria e affilati come lame a doppio taglio.
Per quanto possa sembrare paradossale e ridicolo, è la libertà di potersene liberare in ogni momento e non farlo.
Essere liberi significa ricordarsi quanto fa male e farsi male lo stesso.


La libertà, alla fine, ha un sapore aspro e ruvido, ricorda la sabbia.

 Questo gruppo, questa alleanza non è diversa da gruppi come le Fenici, professano di muoversi per grandi scopi come la libertà, ma sono persone che non comprendono che tutto quello che stanno facendo l’esatto contrario.

Libertà è un coltello nel cuore e la costante sensazione di affogare.




mercoledì 21 marzo 2018

Blank slate

Dondola le gambe ora che è steso sul letto, sbircia i piedi e ghigna senza rendersene conto.
Gamba destra, gamba sinistra. Destra, sinistra, destra e sinistra, destra sinistra e ancora un'altra volta, da capo.

Per qualche motivo riesce ancora a trovare la forza di stupirsi.
Si stupisce di come anche la cicatrici scompaiano con la facilità con cui si ricostruiscono pezzi di corpo, neonati e pronti per essere feriti di nuovo.
Anche il ricordo di quel fuoco e quel bambino con il cranio sfondato comincia a diventare meno nitido.

Brendan continua a stupirsi di come la mente, umana o superumana non importa, faccia la stessa cosa dei corpi, tabula rasa, una lavagna i cui colori sfumano per permettere ad altre cose di insediarsi.
Altri traumi, altre persone, altre gioie, altri dolori, un castello di carte che si ricostruisce su se stesso ogni volta che crolla, tutte le volte che viene strappato.

La mente ha una capacità limitata. Buttaci troppo dentro e qualcosa si versa fuori.

Le cicatrici, in un modo o nell'altro, si cancellano, o vengono tagliate via.
Non vede perchè non debba cominciare a farlo con tutto il resto.

sabato 24 febbraio 2018

Rebound

La prima cosa che fa dopo aver cercato Flora ed Alex, dopo aver impedito loro all'ultimo secondo, con un abbraccio spaccaossa, di uscire dal territorio sicuro di Groundwater con la disperazione di chi presagisce altre disgrazie, è quella di portarli al sicuro.

Il seminterrato della fabbrica che ha scelto come rifugio è intiepidito dalla stufa che è riuscito a rimediare, e i due bambini si addormentano subito, stremati da due giorni di ansia e lacrime.
Brendan, invece, non chiude occhio, il cosmo ancora negli occhi e la mano che va al collo, a tirare un collare invisibile, a tenere insieme la polvere.

Effie. La ragazza coi capelli mezzi rasati, l'altra ragazza. Il medico. Climber.
Gli altri torneranno. Torneranno, davvero?
Eppure era sicuro fosse passata una settimana. Davvero il buio e il terrore dilatano così tanto la percezione del tempo?
Che cosa ha visto davvero?
Gli fa male la testa, ma è un dolore sopportabile, si sente debole come un gattino. Ma non importa.
Non sa se puzza di discarica o sa ancora di profumo. La doccia bollente permette di schiarirgli un po' i pensieri.
Dopo comincia ad impacchettare cioccolato, tutto il cioccolato che ha. Non si sa mai in fondo.

Di due cose è sicuro.

Ammazzerà Genosha.
E troverà l'Uomo Falco.


Le mie mani intorno alle vostre gole, stronzi.




domenica 28 gennaio 2018

Fred Astaire


 We are always happy.

Quando torna  all'Underground Base Brendan ha ancora gli occhi pieni di lucciole, le narici impastate dal profumo di troppi fiori che Flora ha fatto comparire all'Edificio, le orecchie piene di musica.
Ancora accenna qualche passo di ballo, canticchiando tra sè e sè, facendo finta di schivare pozzanghere inesistenti che ha evitato lungo la strada per arrivare a Groundwater, accennando qualche passo di tiptap con un ombrello immaginario.

Sulle mani, sui vestiti ha ancora il calore di una ragazza con i capelli rossi con cui ha ballato sfidando il ritmo di una canzone e prendendo in giro gli altri.
Sulla lingua ha ancora il sapore amaro di abbracci mancati e lontani e del ricordo di capelli neri che sventagliano l'aria. Gli angoli delle labbra gli fanno male per i sorrisi che ha dovuto forzare.

Cammina leggero come chi non ha un pensiero al mondo, o forse come chi è abituato a muoversi ormai in punta di piedi nel suo stesso universo.
Quando torna nel suo alloggio controlla come prima cosa un vecchio cellulare muto, e poi si volta ad osservare facce conosciute e sorridenti che lo osservano da dietro un vetro e oltre il muro del tempo. Il senso di calore che lo invade è così sbagliato da fargli male.


 You still hope. 'Cause that's your nature, you're like me, and we do not give up hope. But... «Le spalle si scrollano.» Everything looks damaged.

Nelle fotografie non c'è danno.
Brendan posa la chitarra accanto ad una parete e prende quella davanti a tutte.
Avevano ballato un sacco il giorno del loro matrimonio. Era stato un giorno di festa come quello, ma quante facce non c'erano più, e quante altre erano cambiate?
Un sospiro, uno di quelli pesanti. Quel giorno c'era stata la neve.

Il maltempo sembrava aver segnato ogni tappa, dai baci timidi sotto un ombrello improvvisato alle volte in cui ascoltavano la pioggia cadere stesi a letto, certi di essere in un nido sicuro.

Brendan ha ancora i capelli umidi di pioggia. E' una pioggia fredda quella, piena di ricordi e della fatica di essere quello che non è, chi non è, giorno dopo giorno dopo giorno.

Il rumore di un messaggio gli fa posare la fotografia, la mano corre al cellulare ancora prima che il cuore sussulti.
Non gli ci vuole molto, forse niente a leggerlo, gli occhi stanchi che fanno avanti e indietro su quelle due parole.


Con calma, Brendan posa il cellulare sul comodino.
Senza preavviso tutte le fotografie di tempi andati vengono scaraventate a terra da un gesto furioso del suo braccio che spazza la scrivania.

Il fragore di vetri infranti si sente anche fuori dall'alloggio.
Quando anche l'ultimo vetro si è spezzato, il respiro affannoso come se avesse corso, Brendan si gira semplicemente per andare a prendere una busta della spazzatura e cominciare a pulire fino a mattina inoltrata.





domenica 31 dicembre 2017

And a happy new year


Sta tenendo da così tanto tempo le mani sotto l'acqua fredda che ha perso sensibilità, e strofinarle tra loro per togliere ogni residuo di polvere  della Desert City sta diventando un insieme di gesti goffi.

 Per avere le mani pulite devi contare fino a dieci. Da bravo, Brendan. Conta fino a dieci...

-Uno, due...
Non si è nemmeno reso conto di contare, a bassa voce, come gli aveva insegnato a fare sua madre. In realtà non si è nemmeno reso conto di aver ricominciato  per la terza volta.


-Che cazzo ci fate qui, comunque? Non vi aspettavo. Cioè, non è manco momento di viaggiare.

-Siamo venuti a dare una mano, che domande!
 Le parole tranquille di Hector lo fanno inciampare tra le valigie, e resta a guardare i suoi due fratelli, maggiore e minore, che hanno lo stesso identico sorriso consapevole stampato in faccia.
-Io sono un medico, ho l'impressione che finirà per servirci un botto. E Stan...- Il ragazzo esita un attimo, stringendo le labbra. -Viene qui per quello che è.

E sotto i suoi occhi allibiti, l'uomo annuisce. 
-Gliel'ho dovuto dire. E combatteremo, io e Ywain. Non è più il tempo di stare in silenzio. Saremo al tuo fianco...tutti e tre.

-Tre...quattro...

Stanno facendo tardi, ma per qualche motivo gliene importa ben poco.
Si sta vestendo di tutta fretta con la Suit, pronto a correre ancora una volta e immergersi in una giornata piena di punti interrogativi, ma il tepore quieto di casa sua è allettante.
Gli occhi corrono inevitabilmente sulla figura morbida di Josephine, sui capelli scuri, sugli occhi che ora lo scrutano perplessi, sul broncio che ha messo su al proseguire di una discussione già interrotta da baci furiosi.

-Fai attenzione al White, ok? Ci sono stati alcuni avvistamenti che non mi piacciono in zona.

Lo sbuffo di Josephine sposta la frangetta, sollevando le ciocche, ma la donna sta sorridendo.
-Ancora? Non ti preoccupare, faccio attenzione. C'è John con me, non ti ricordi? E non fare quella faccia...solo perchè sono incinta non vuol dire che non posso muovermi, no? Non sono malata...voglio solo vedere come vanno le cose!

Brendan sospira, allungandosi per rubarle un altro bacio, una carezza al ventre che già comincia ad arrotondarsi, lentamente.
-Mi mancherete un sacco per queste...due ore? E dici a John che se vi succede qualcosa lo strozzo!

Si becca il successivo scappellotto dietro la nuca con una risata che non si spegne nemmeno all'ennesimo bacio.

-Cinque, sei...


Non ha intenzione di andarsene senza combattere, se questo è il suo destino. Lo Psych Blast, la sua arma, è in frantumi tra le sue mani. La testa gli scoppia.
Brendan vede con la coda dell'occhio Constantine che lo affianca: Constantine nella sua forma di bianca creatura quasi luminescente, la testa allungata come la fiamma di una candela.
Ha imparato in fretta a combattere, come se fosse nel suo sangue da sempre: Lady Ywain, la Luce dei Giusti, guida le azioni di un sempre più stanco avvocato Scott tutte le volte che quei candidi filamenti ricoprono la sua pelle.

Sono in trappola e lui non riesce più ad alzarsi. Il rombo della grande battaglia nella Old City, vicino ad una YGS che brucia, si è trasformato nel rombo del suo cuore che si impegna a battere quel poco sangue che gli resta.
Qualcuno lo sta prendendo per le ascelle e lo trascina al sicuro, dietro una macchina. Negli occhi luminescenti della creatura riesce ancora a vedere la preoccupazione di suo fratello maggiore, quello che un tempo odiava, quello che si era trasformato davanti a lui un giorno di fine estate, in uno squallido appartamento di Albany.

-Ce la fai a resistere? 

-Non...lo so. Stan, non ce la facciamo a raggiungere gli altri, io...

Il simbionte lo zittisce con un gesto della mano affusolata, gli occhi fissi sul fronte nemico in avvicinamento.
-Io ho un'idea. Aspettami qui...e resta nascosto.

-Non fare cazzate...Stan, non...

Gli avevano detto che in punto di morte la vita scorre davanti, ma quello che può vedere da dietro l'auto è una figura  brillante che piomba come una freccia tra armate nemiche ed aliene, prima che quel candore faccia spazio al buio dell'incoscienza.
Nelle orecchie, il fragore di un'ultima grandiosa esplosione.

Quando lo ritrovano la sua vita è appesa ad un filo per l'ennesima volta, tra le mani stringe lo Psych Blast spezzato.
Di Constantine invece ritrovano solo qualche pezzo, sotto le macerie del palazzo che aveva fatto esplodere ostruendo il passaggio delle forze nemiche.



-...sette, otto...

Le notizie in televisione gli arrivano ovattate e il gelo sceso nelle ossa non è quello della temperatura in una casa sconvolta da quella che sembra una fuga.
Un'ultima occhiata, un ultimo bacio salato, un'ultima carezza. Nella mente non abbastanza potere da alzare una forchetta, un mal di testa perenne che gli strazia le tempie.
Brendan fa in fretta a correre via, nella testa ancora la voce della telecronista che elenca le norme delle nuove stringenti leggi sui superumani, il cuore stretto in una morsa.

Aveva cominciato a sentire allora il sapore di cenere in fondo alla gola, e non se ne era più andato.

-...nove...dieci.


Ecco. Dieci secondi passati, altri dieci, e le sue mani sono arrossate. Se le guarda, rigirandole alla luce artificiale dei neon nella base, la mente che fatica a tornare al presente.
Stringe le labbra e prende un respiro profondo.
Tra qualche ora passerà un altro anno.
Non sa perchè ma riesce ancora a trovare qualcosa che assomiglia alla speranza in fondo ad un cuore fragile come vetro, braci che dormono sotto uno strato spesso di ricordi.

Non sa nemmeno lui da dove venga quell'ottimismo, non ricorda la musica venire dal nulla come in un sogno, non rammenta una ciocca donata a qualcuno di poco diverso da un fantasma venuto dal passato.
Brendan però sa che continuerà a combattere. Se non per lui, per quelli che verranno.

Forse non siamo i pilastri, ma i meri ingegneri per quelli che sosterranno il futuro che verrà. Forse un giorno dalle macerie si costruirà qualcosa di buono, ed è compito nostro fare in modo che avvenga.

Tra poco passerà un altro anno, sì. Altri ricordi, altro dolore.
Ma lui combatterà.

Per Josephine e i loro sogni mai avverati.
Per la sua famiglia e il ricordo di giorni felici.
Per Max con l'anello piumato all'anulare.
Per Connor e il ghiaccio intorno al suo cuore.
Per Cole e Mark nei loro paradisi artificiali.
Per Arthur, per i frammenti che ne restano.
Per John e l'uomo saldo che è diventato, anche sotto la maschera che è costretto a portare.
Per Vadir e i suoi bambini, per Isabelle, per Routh.
Per tutti gli Alex, per tutte le Flora del passato, presente e futuro.
Per i vivi, e per i loro morti.

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.

Quando guarda l'uomo al di là dello specchio sta sorridendo. Ma è un'espressione feroce.
L'acqua continua a scorrere mentre lui torna a contare per la quarta volta, abbassando lo sguardo sulle mani nuovamente insaponate.


martedì 26 dicembre 2017

Storyteller

Quando si sveglia si accorge di avere sapore di cenere in bocca.
Il suo sogno di luce gli si sfalda davanti: digrigna i denti, scava tacche nel labbro inferiore.
Il dolore pungente gli conferma che sì, è sveglio.

Vorrebbe solo chiudere gli occhi e dormire ancora, ma è già tutto troppo lontano, nel mondo delle cose fantastiche, forse in un'altra dimensione.

Allora mette i piedi a terra e si alza.
Trascorre un altro giorno danzando sull'orlo dell'abisso.
Rincorrendo quell'unico, glorioso sogno di luce.